La sindrome dell'impostore

Affligge chi raggiunge obiettivi elevati, ma non è in grado di prendersene il merito

La sindrome dell'impostore
Pagina creata: 7 Luglio 2020
Ultima modifica: 9 Luglio 2020

La "Sindrome dell’impostore" consiste nella mancanza di fiducia nelle proprie capacità. Colpisce, però, chi è davvero formato, informato e competente. Questa insicurezza rende molto difficile affermare le proprie competenze e pregiudica un rapporto sereno con il successo. 

 

La sindrome dell’impostore, cos’è

 

Chi prova questo vissuto ha una costante sensazione di indegnità per i successi raggiunti e il ruolo occupato. Tende a non prendere in considerazione il proprio apporto oppure quando è obbligato, minimizza quello che ha raggiunto. 

Questo fenomeno colpisce spesso persone ai massimi livelli. Pare che ne soffrisse Einstein, ad esempio che tendeva a minimizzare le sue scoperte, dicendo di essere un “truffatore involontario”, le cui teorizzazioni avevano ricevuto più attenzione di quello che meritavano.

 

Sindrome dell’impostore: le cause

 

Alla base vi sarebbe la convinzione di non meritare il successo raggiunto. Il successo sarebbe associato, al contrario, ad un senso di colpa e paura costanti, per il timore di essere "smascherati" in qualunque momento.

Secondo le psicologhe Pauline Rose Clance e Suzanne Imes (1978), tra le prima ad indagare questo tipo di insicurezza specifica, anche se la sindrome colpisce a prescindere dal sesso, dall’appartenenza etnica o dal tipo di occupazione, prevale nelle minoranze, gruppi cioè non rappresentati adeguatamente dalla società o svantaggiati, molto spesso il sesso femminile.

Le ricercatrici hanno sottolineato il fatto che quella dell’impostore più che una condizione patologica, sia un vissuto non necessariamente connesso all’ansia, alla depressione o alla mancanza di autostima.

Questa sfiducia nelle proprie competenze deriverebbe, invece, dalla convinzione che gli altri intorno siano altrettanto preparati e che per questo non si sentano ad un livello superiore o meritevoli di un trattamento diverso.

 

La sindrome dell’impostore, le conseguenze

 

È un modo di sentire molto comune, ma spesso si ha difficoltà a confessarlo, temendo magari la conferma da parte degli altri. Anche quando si riceve riconoscimento, comunque, non si è in grado di prenderlo per tale, quindi anche le situazioni in cui si ricevono complimenti, possono essere molto spiacevoli, per chi non si sente all’altezza.

 Questa reticenza però, rende più complesso capire quanto certi obiettivi richiedano lavoro e impegno e realizzare di non essere meno capaci, almeno, di quelli che ci circondano!

Un altro aspetto negativo, è pensare che le proprie idee non valgano la pena di essere condivise, che certi obiettivi non siano alla nostra portata e che non abbia nemmeno senso provare a tentare di raggiungerli. 

Il rovescio della medaglia di questa sindrome è l’effetto Dunning-Kruger.  L'effetto che prende il nome dai suoi primi studiosi, è una distorsione cognitiva che porta a sovrastimare le proprie conoscenze su uno specifico tema. In pratica, tanto più si è incompetenti su un argomento, minori sono le possibilità di rendersi conto dei propri limiti e più si tenderebbe ad affermare la proprie opinione come corretta e fondata. In pratica l'85% delle conversazioni che ci capita di ascoltare al bar!

 

Come uscire dalla sindrome dell’impostore

 

Consapevolezza

 

Spesso chi ne soffre non è consapevole di questo atteggiamento. Per capire se è un nostro problema chiediamoci come ci sentiamo quando raggiungiamo qualcosa. Soddisfatti? Fieri? Oppure indifferenti o a disagio? Quando riceviamo un complimento, qual è la reazione? Ringraziamo felici di ottenere riconoscimento? Oppure lo rifiutiamo, con tanto di spiegazione sul perché il complimento non è corretto?

 

Rivalutazione del passato

Il falso impostore spesso è fin troppo bravo a dirsi che ha sbagliato, ma non così bravo a capire in che misura hanno influito le sue (in)competenze e quanta parte hanno avuto elementi al di fuori della sua responsabilità. Riguardiamo con un occhi più critico (obiettivo) il nostro percorso lavorativo. Davvero tutte le volte abbiamo fatto bene per caso, per fortuna o perché era facile? 

 

Condivisione

 

Uno dei modi più efficaci per superare i propri timori è verbalizzarli. Riflettiamo per capire se sistematicamente disconosciamo i nostri successi e poi condividiamo il nostro pensiero con gli altri, per capire se effettivamente solo noi ci sentiamo così o se è un modo di percepirsi più diffuso di quello che crediamo.

 

De-Idealizzazione

Smettiamo di idealizzare gli altri, pensando che siano migliori di noi o che ne sappiano sempre più di noi. Ciò non vuol dire cadere nell’estremo opposto, ma rendersi conto che siamo tutti umani e ciò significa sperimentare insicurezza, inadeguatezza, ansia, soprattutto quando quello sui cui ci focalizziamo è importante per noi e raggiungerlo richiede lavoro. 

 

Mantra

 

Cambiamo il modo di parlare a noi stesso. Ogni volta che abbiamo la tentazione di considerarci degli impostori, come i mantra per la meditazione, ripetiamoci che siamo in grado, che non è poi cosi da tutti quello che facciamo e soprattutto che ce lo meritiamo.

 

FONTE: The imposter phenomenon in high achieving women: Dynamics and therapeutic intervention. https://psycnet.apa.org/record/1979-26502-001

 

- Dr.ssa Giuseppina Di Carlo
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