La teoria del comportamento programmato (Ajzen e Fishbein, 1975)

spiega i comportamenti come il risultato delle credenze, degli atteggiamenti e dell'auto-controllo

Pagina creata: 26 Gennaio 2017
Ultima modifica: 15 Gennaio 2020

La teoria del comportamento programmato (o pianificato)  di I. Ajzen e di M. Fishbein, (1975), è un aspetto sviluppato in un secondo tempo della teoria dell’azione ragionata. Secondo questa teorizzazione il comportamento delle persone non sarebbe mai causale o senza significato, ma dipenderebbe da diversi elementi. I due studiosi hanno identificato in particolare tre fattori che spiegherebbero le azioni: l’intenzione,  l’atteggiamento e l’influenza.

L'intenzione a compiere un'azione riguarda la volontà di fare o meno qualcosa. Questa volontà dipenderebbe dall'insieme di norme e regole che una persona si da oppure che riceve attraverso l'influenza degli altri e dell'ambiente di riferimento. Le norme e le regole determinano, quindi, l'atteggiamento di un individuo rispetto a come giudicare il comportamento da mettere in atto. Il metro di giudizio dipende dalla scala di valori, ma si esprime nel range opportuno/inopportuno.

La teoria del comportamento programmato aggiunge un altro fattore fondamentale: il controllo. Perché l’azione venga portata avanti è necessario considerare il controllo, ovvero la percezione di poter o meno avere successo nello svolgimento dell’azione, in quello che si vuole portare avanti. Perchè la fiducia raggiunga un livello tale da far partire qualunque azione, occorre fare una valutazione degli ostacoli da affrontare e delle proprie competenze per superarli. 

Riassumendo in termini più semplici, secondo la teoria del comportamento pianificato, ciò che facciamo non è mai causale, anche quando non abbiamo chiare le ragioni. Il nostro comportamento dipende da idee, valori, pressioni altrui, fiducia nelle proprie capacità e di poter avere successo in quello che scegliamo di fare, per quanto possa essere semplice l'azioni che ci siamo preposti.

Questa teoria presenta comunque dei limiti. Ad esempio, non tiene conto del fatto che il comportamento non sempre è "ragionato", per limiti di risorse o semplicemente di tempo. A guidarlo, poi, non è soltanto una valutazione costi e benefici, ma anche gli eventi esterni che non è possibile prevedere prima di intraprendere l'azione e che determinano un costante adattamento del comportamento durante tutto il processo.

- Dr.ssa Giuseppina Di Carlo
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