Disturbi alimentari: cosa sono e perché vengono

quali sono le principali cause dei disturbi alimentari quali anoressia e bulimia. Ecco cosa dicono gli studi in proposito.

Disturbi alimentari: cosa sono e perché vengono
Pagina creata: 27 marzo 2019
Ultima modifica: 4 aprile 2019

Anoressia e bulimia, rimangono i disturbi del comportamento alimentare (DCA) più diffusi. Nonostante vi siano altre forme di disturbo dell’alimentazione, come il binge eating, ovvero il disturbo da alimentazione incontrollata. Negli ultimi anni, inoltre, sembrano essersi diffuse nuove forme di malessere, ancora poco conosciute e studiate, come l’ortoressia e la vigoressia o anoressia riversa.

Non è facile spiegare perchè vengano questi disturbi. Ogni caso è una storia a sè, unica e irripetibile. La letteratura scientifica però indica una serie di fattori che possono influire sul loro esordio. Lo scopo di questa rassegna e presentarli e spiegare in che modo possono concorrere allo sviluppo di questi disturbi e al loro mantenimento.

 

DISTURBI ALIMENTARI: COSA SONO

 

I disturbi della nutrizione e dell'alimentazione sono caratterizzati da una alterazione persistente nel modo di alimentarsi oppure da comportamenti scorretti legati al consumo e all'assorbimento del cibo.

Nell'anoressia nervosa vi è un'assunzione calorica minore di quella necessaria che si accompagna a una perdita di peso e una compromissione della salute fisica e mentale. Chi ne soffre ha un timore intenso di ingrassare e un'autostima legata al peso e alla forma corporea, la cui percezione risulta alterata.

Questo disturbo può essere accompagnato da sintomi ossessivi - compulsivi riguardanti pensieri sul cibo, sulla forma e sul peso corporeo. Altre difficoltà possono guardare le relazioni. Ad esempio, il mangiare in pubblico può essere evitato, fino ad arrivare all'isolamento sociale. Il disturbo si accompagna ad altri comportamenti inappropriati come un'attività fisica eccessiva con lo scopo di perdere peso o mantenerlo basso.

Nella bulimia nervosa la caratteristica principale è la presenza di frequenti episodi di abbuffata, in cui la persona mangia, durante una finestra temporale precisa, una quantità maggiore di cibo rispetto a quanto farebbe la maggior parte delle persone nelle stesse condizioni. Durante l'abbuffata, la persona sente di non riuscire a smettere o a controllare le quantità o il tipo di alimento.

Questo di disturbo è inoltre accompagnato da comportamenti inappropriati per prevenire l'aumento di peso, come il vomito autoindotto, l'uso di farmaci, il digiuno o l'attività fisica eccessiva.  

 

 DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE: PERCHÈ VENGONO?

 

Spiegare il motivo per cui alcune persone, maggiormente il sesso femminile, sviluppano un DCA è molto complesso. Proprio per questo esistono innumerevoli studi, libri e capitoli dedicati all'argomento. Attualmente il modello migliore per spiegare le cause è il modello biopsicociale che chiama in causa una serie di fattori che interagiscono tra loro a vari livelli. Il difetto di questo modello, però, è che manca di specificità e rischia di essere approssimativo.

Di seguito verranno presentati tutti i fattori specifici e aspecifici che sono stati associati ai DCA e in che modo influiscono sull'esordio di anoressia e bulimia. 

 

FATTORI SOCIOCULTURALI

I disturbi alimentari sono presenti in culture e società molto diverse tra loro. L'anoressia nervosa, però, prevale maggiormente nei paesi postindustrializzati, ad alto reddito come US, molti paesi dell'Europa, Australia, Nuova Zelanda e Giappone. Una prevalenza minore, invece, è stata riscontrata tra le popolazioni dell'America Latina, gli Afroamericani e gli asiatici negli Stati Uniti, ma ciò potrebbe dipendere  più da una minore possibilità di accesso ai servizi di salute mentale che da un'effettiva minore presenza di DCA. 

L'ossessione per la magrezza, sembrerebbe, quindi, prevalere in culture in cui il cibo è abbondante. Comprensibilmente, in Paesi o comunità in cui vi è una maggiore scarsità di cibo, la forma corporea ideale sarebbe più abbondante. Detto ciò, però, la cultura dell'abbondanza non può essere considerato un fattore specifico. Perchè a prescindere dalla cultura di riferimento la maggior parte delle persone non sviluppa un disturbo alimentare.

 

Media: giornali, tv e social network

Spesso i giornali, ma recentemente anche social network come Instagram e Facebook, sono incolpati di essere i responsabili della diffusione dei disturbi alimentari. Nello specifico il problema sarebbe nell'offrire una visione distorta della realtà. La magrezza non comune di attrici e modelle in mostra, comunicherebbe, infatti, il messaggio irrealistico della magrezza come uno standard alla portata di tutti. 

Come per i fattori socioculturali, anche questo fattore manca la specificità. Vista l'estrema diffusione di questi media, tutti dovrebbero soffrire di un DCA.

Di contro, la popolazione femminile sente maggiormente il tema dell'idealizzazione della magrezza e del disprezzo del grasso. In soggetti vulnerabili, ciò può portare ad un aumento dell'insoddisfazione per il proprio aspetto fisico. Questa insoddisfazione si può accompagnare a disagio emotivo e disgusto per se stessi. Entrambi sono vissuti che spesso precedono l'esordio di un DCA, ma in cui devono comunque essere presenti altri fattori.

Influenza dei pari

Un altro fattore molto studiato è l'influenza dei pari, soprattutto tra i più giovani. Gli adolescenti prenderebbero come modello i coetanei e aderirebbero all'ideale comune di magrezza, imitando le strategie di restrizione e compensazione. In questo caso è molto difficile separare questa influenza da altre, ugualmente importanti, come quella familiare o culturale.

Alcuni studi, hanno evidenziato il ruolo della famiglia e degli amici nel trasmettere certi messaggi. Altri, però, non hanno confermato il dato. Molte analisi fanno comunque notare come non tutti gli adolescenti condividono questa preoccupazione corporea.

Il fatto che siano le donne a subire maggiormente questo ideale potrebbe dipendere da una maggiore attenzione femminile ai messaggi relativi all'aspetto fisico ideale, rispetto alla controparte maschile.

  

FATTORI FAMILIARI

Il contesto familiare può influire sull'esordio di un problema alimentare, se non nel suo sviluppo, sicuramente nel mantenimento del disturbo. Ciò avverrebbe per precise dinamiche relazionali e di funzionamento familiare.

 

Criticismo genitoriale

Il messaggio che si prò apprendere dal contesto familiare, ad esempio, è che essere magri o controllarsi nel ridurre le quantità di cibo sia positivo. I commenti con questo contenuto possono avere l'effetto di rinforzo e incentivare a perseverare i comportamenti inappropriati. In alcuni casi di anoressia, invece, è la preoccupazione e l'attenzione dei familiari che ricopre la funzione di rinforzo positivo. 

Invischiamento

Un altro aspetto preso in esame da molte ricerche è quello dell'invischiamento: una dinamica familiare in cui i confini tra i membri non sono ben delineati. In questi contesti un sano ed autonomo sviluppo del sè sarebbe più difficile. Nelle storie di persone con DCA spesso viene riferita un'eccessiva intrusione da parte dei genitori nelle vite dei figli e la negazione dei loro bisogni emotivi. In altri casi, il problema dell'invischiamento riguarda un'eccessiva preoccupazione genitoriale per la sicurezza della prole. 

Attaccamento Insicuro

Numerosi studi identificano, invece, come fattore implicato nei disturbi alimentari l'attaccamento insicuro. L'attaccamento, in psicologia, è la particolare relazione che si instaura tra madre e bambino fin dalla sua nascita. Si parla di "attaccamento insicuro" quando la relazione non si basa su un senso di sicurezza del bambino nei confronti della madre che non viene non percepita come una figura disponibile e affidabile, in grado di assicurare supporto e protezione.

Per quanto il contesto familiare possa influire trasmettendo valori o uno stile relazionale che influenza problemi di identità e autostima, bisogna dire che nessuno studio ha confermato come, da solo, questo fattore possa portare a un problema alimentare.

 

FATTORI INDIVIDUALI DI RISCHIO

 Diversi sono anche i fattori specifici coinvolti nei disturbi alimentari. Alcuni riguardano i tratti stabili della persona, mentre altri attengono ad esperienze di vita o modi di sentire e pensare. 

 

Esperienze Interpersonali

Gli eventi di vita che più sono legati all'esordio di un disturbo alimentare riguardano traumi, abusi o molestie sessuali e atti di bullismo. Esperienze che possono procurare forti stress, in cui è stata in gioco la sopravvivenza fisica o psichica e che non si è stati in grado di controllare o gestire. Questi eventi, infatti, potrebbero interagire con fattori interni alla persona quali bassa autostima, sintomi depressivi, ansiosi o dell'umore in generale e favorire lo sviluppo di un disturbo alimentare. 

Emotività a carattere negativo

Le emozioni negative non sono associate di per sé all'esordio dei problemi alimentari, ma spesso vengono riportati come antecedenti alla nascita di questi disturbi. Alcuni studi hanno messo in evidenza che persone con i DCA hanno punteggi maggiori, rispetto la popolazione normale, riguardo ostilità auto-diretta, rabbia repressa e sensi di colpa. Le emozioni negative, poi, sono uno dei meccanismi chiave nel binge eating, anche se il fattore emotivo gioca un ruolo nei disturbi psicologici in generale.

Nel caso dei DCA l'emotività negativa avrebbe un duplice ruolo: da una parte aumenterebbe l'insoddisfazione e la percezione corporea, dall'altra, le emozioni negative verrebbero gestite attraverso il cibo. In questa prospettiva, l'emotività costituirebbe un fattore di esordio, ma anche di mantenimento del disturbo. Col tempo, questa strategia smette di funzionare. La riduzione dei sintomi emotivi a seguito di un'abbuffata, gradualmente, lascia il posto alla sensazione di perdita di controllo, ad un elevato senso di colpa e alla paura di avvicinarsi al cibo.

Bassa Autostima

La poca stima di sé è il fattore più implicato nel disagio psicologico e in particolare nei disturbi del comportamento alimentare. L'autostima è anche il riflesso di come gli altri ci percepiscono, per ciò, in caso di un rifiuto, reale o percepito, l'autostima può diminuire e portare a comportamenti disadattivi, come quelli presenti nei DCA. Inoltre, più ci si espone a una dieta restrittiva, più è facile che ci si trovi a perdere il controllo. Abbuffare genera una spirale in cui le violazioni della dieta, portano a restringere ancora di più, esponendo a un rischio di abbuffate aumentato e ad un'autostima sempre minore.

Diverse ricerche hanno poi trovato che la scarsa stima di sé è uno dei fattori che, insieme al perfezionismo patologico e alla sensazione di sentirsi grassi, porta ad avere sintomi bulimici.

Insoddisfazione corporea

L'insoddisfazione corporea indica lo scarto tra l'immagine della forma corporea o del peso ideale con quella reale. Molte persone non pensano di avere una forma o un peso ideale, ma questo non scatena automaticamente un disagio profondo come accade nei disturbi alimentari. Il problema nei DCA dell'immagine corporea conduce, invece, a comportamenti inappropriati per perdere peso o per non ingrassare ulteriormente.

Il fattore determinante è considerare la gestione di questa insoddisfazione come la risposta a problemi di identità e controllo. In quest'ottica, peso e immagine corporea diventerebbero un progetto di vita nel quale investire tutte le risorse, specie in mancanza di altre sfere di vita soddisfacenti.  

 

Nella seconda parte di questa rassegna che sarà pubblicata a breve, verrano presentati i fattori cognitivi e biologici, come quelli genetici che nel corso del tempo sono stati chiamati in causa nello sviluppo e nel mantenimento dei disturbi alimentari. 

 

- Dr.ssa Giuseppina Di Carlo
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