Disturbi alimentari: cosa sono e perché vengono #2

La seconda parte della rassegna su quali sono le principali cause dei disturbi alimentari quali anoressia e bulimia.

Disturbi alimentari: cosa sono e perché vengono #2
Pagina creata: 4 aprile 2019
Ultima modifica: 11 aprile 2019

Nella prima parte della rassegna che trovate QUI sono stati presentati i fattori socioculturali, familiari e individuali, considerati elementi importanti nell'esordio e nel mantenimento di disturbi alimentari come anoressia e bulimia nervosa. Di seguito verranno analizzati i restanti fattori che giocano un ruolo nei DCA.

 

FATTORI COGNITIVI

 

I disturbi alimentari sono caratterizzati da peculiari distorsioni delle cognizioni, come i pensieri ossessivi, gli errori di accuratezza e gli schemi mentali rigidi. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che queste caratteristiche cognitive potrebbero essere precursori dei DCA e non le loro dirette conseguenze. La valutazione di se stessi in base al peso, infatti, è centrale in disturbi come la Bulimia e l'Anoressia e contribuisce al loro sviluppo, ma anche al loro mantenimento.

Pensieri ossessivi

Chi soffre di DCA spende una parte considerevole del proprio tempo ad ossessionarsi su temi legati all'alimentazione come il numero di calorie ingerite, il peso, la forma corporea etc. Nei casi più gravi si arriva a impiegare anche otto ore al giorno in quest'attività ossessiva. Questo tipo di pensieri possono diventare molto intrusivi, fastidiosi e difficili da sopprimere, nell'eventualità (assente nella metà dei casi) che lo si voglia.

Perfezionismo patologico

La tendenza ad essere il migliore di per sé non è problematica, anzi, può portare al raggiungimento con successo dei propri obiettivi. Questo costrutto di personalità diventa invece maladattivo, quando perde di specificità e flessibilità. Nei disturbi alimentari il tratto viene applicato alla restrizione alimentare e alla perdita di peso.

È un aspetto che caratterizza soprattutto l'anoressia, ma è coinvolto, in misura minore, anche nella bulimia. Solitamente non viene modificato dal recupero del peso, quindi è stato ipotizzato essere uno dei precursori del disturbo. 

Dissociazione

In psicologia è descritta come un meccanismo di difesa che permette l'evasione della coscienza dal momento presente, in caso di esperienze traumatiche. 

Durante le abbuffate bulimiche, spesso i soggetti sentono di non essere del tutto presenti in quello che stanno facendo. Tanto da faticare a ricordare il quanto, il come e il perché dell'episodio di fame incontrollata. Alcuni studi suggeriscono che questo meccanismo proteggerebbe dallo stress causato da emozioni ingestibili. Altre ricerche non hanno trovato, però, una precisa associazione tra il disturbo bulimico e le esperienze di dissociazione. 

Stile cognitivo

Nei disturbi alimentari è presente uno stile cognitivo e di processazione delle informazioni alterato. Lo stile di pensiero appare rigido, estremo, polarizzato, ad esempio nella restrizione alimentare, dove la minima deviazione è considerata un fallimento totale. 

Bias cognitivi

In psicologia i bias sono dei giudizi basati su un sistema non logico che porta quindi ad un errore di valutazione. Chi soffre di problemi alimentari presenta bias relativi a cibo, peso e forma corporea. Le alterazioni riguarderebbero nello specifico l'elaborazione delle informazioni e la memoria relativa a questi temi. Anche se non è completamente chiaro se questi pregiudizi siano precedenti o relativi allo stato di alterazione fisica e mentale dovuto al disturbo.

 

FATTORI BIOLOGICI

 

 Questi tipi di disturbi sono caratterizzati da un'apparente assenza di fame, o dalla sua repressione, quando si parla di anoressia e un appettito incontrollato, nel caso della bulimia. Gli studi sulle cause biologiche, però, sono sempre molto controversi, specie per la difficoltà di determinare se tali anomalie al sistema neuroendocrino siano precursori o conseguenze della patologia.

 

Fattori genetici

Gli studi gemellari e quelli familiari hanno evidenziato la componente genetica delle problematiche alimentari. È più a rischio, infatti, chi ha, tra i parenti biologici, persone che soffrono o hanno sofferto di questi disturbi. Vi è un maggior numero di DCA anche tra chi ha familiari di primo grado che soffrono di una patologia dello spettro bipolare o depressivo.

A livello cerebrale sono state riscontrate anomalie attraverso l'uso di risonanza magnetica o TAC. Come già accennato, non è chiaro, però, il ruolo della malnutrizione in questi mutamenti o come essi si manifestino concretamente.

Fattori neuroendocrini 

Spesso si è ipotizzato che all'origine dell'alterazione dei meccanismi relativi alla fame, possano esservi delle anomalie ormonali primarie o mediate dallo stress. Il problema di queste ipotesi è che queste malattie non sono semplicemente un disordine dell'appetito.

Nell'anoressia, ad esempio, la perseveranza nella ricerca della magrezza trova difficilmente una spiegazione esaustiva nella mancanza dello stimolo a nutrirsi. Nella bulimia, la restrizione calorica, è invece secondaria all'alimentazione incontrollata.

Anche la teoria che vi possano essere delle lesioni all'ipotalamo ha trovato poche evidenze. Questa struttura è deputata al controllo di molte funzioni riguardanti l'omeostasi dell'organismo, come i ritmi circadiani, la temperatura corporea e l'appetito appunto. Nessuno studio, però, ha ancora dimostrato che l'ipotalamo svolga un ruolo primario nei DCA.

Un altro elemento studiato è stata la serotonina, ormone che, tra le altre cose, regola anche le funzioni cognitive, la regolazione del tono dell'umore e dell'appetito.

Sebbene diversi studi abbiano confermato delle alterazioni nella produzione di questa sostanza, tali anomalie non sembrano persistere dopo la guarigione da tali disturbi. Quindi si è arrivati alla conclusione che è improbabile un coinvolgimento primario della serotonina nell'esordio dei disturbi alimentari. 

Mancanza di consapevolezza interocettiva

La consapevolezza interocettiva è la capacità di identificare accuratamente gli stati interni, come gli stimoli fisiologici di sete e fame oppure gli stati emotivi. Chi ne è soggetto è in grado di riconoscere dei mutamenti nell'omeostasi del proprio organismo, ma non riesce a interpretarli correttamente. 

In chi ha problemi alimentari, l'incapacità a identificare correttamente le emozioni, potrebbe portare la persona a confonderle con lo stimolo della fame e gestirle mangiando. Secondo altre interpretazioni lo stimolo della fame potrebbe non essere identificato nell'anoressia o essere percepito quando assente nella bulimia. 

Anche in questo caso, però, è difficile dire se la mancanza di consapevolezza interoccetiva sia precedente o conseguente un DCA. Non è nemmeno chiaro se sia un problema biologico, percettivo o cognitivo, oppure se sia un'alterazione innata o derivante da un inaccurato apprendimento nel corso dello sviluppo. 

 

CONCLUSIONI 

 

Abbiamo visto che i fattori che possono concorrere allo sviluppo di un disturbo alimentare sono diversi, ma considerato che solo una minoranza della popolazione globale ne soffre nel corso della vita, è necessario che siano combinati l'un l'altro in una maniera del tutto specifica.

Alcuni fattori, secondo la letteratura scientifica attuale, giocano un ruolo primario nell'esordio dei disturbi alimentari. L'insoddisfazione corporea e l'eccessiva valutazione rispetto a questo tema e al peso sono alla base sia nell'anoressia che nella bulimia. Altri elementi coinvolti sembrano essere alcuni pattern emotivi negativi e la bassa autostima.

A questi si combinano, poi, aspetti di personalità come la tendenza al controllo e al perfezionismo patologico. In molti casi sono infine presenti distorsioni cognitive e ossessioni, in altri ancora è stata preponderante l'influenza di uno stressor ambientale.  

Non tutti i fattori si sono dimostrati specifici in questi disturbi, ma si rivelano una probabile conseguenza dello stato di malnutrizione, poiché quando il DCA è in remissione, si riducono fino a scomparire.

 

Fonte originale: Causes of Eating Disorder

- Dr.ssa Giuseppina Di Carlo
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