Emozioni: Invidia. Quando il desiderio ci fa sentire inferiori

L'invidia è un'emozione scomoda e socialmente inaccettabile, allora a che serve?

Emozioni: Invidia. Quando il desiderio ci fa sentire inferiori
Pagina creata: 20 Febbraio 2020
Ultima modifica: 7 Maggio 2020

Iniziamo ad approfondire la gamma di emozioni che fanno parte della nostra dotazione biologica, partendo non già da quelle di base: ansia, gioia o rabbia, ma dall'invidia. L'emozione più scomoda, sia da provare, ma anche da ammettere con gli altri. Perchè proviamo invidia e perchè è così impopolare?
 

Che cos'è l'invidia
 

L'invidia nasce con il desiderio di avere qualcosa che un altro ha. L'altro è quindi un rivale per il perseguimento di uno scopo desiderato. Il confronto che determina, però, non vede la persona vincente. 

L'altro ha qualità che non si possiedono o non si sono potute sviluppare e che gli permettono di raggiungere ciò che la persona desidera. Il risultato è l'emoziona dell'invidia, fatta di dispiacere per la propria condizione di mancanza e di una malevolenza rabbiosa nei confronti dell'altro.

L'altro, oggetto di questa emozione, è distante, ad un livello superiore. E se gli altri stanno sopra, noi possiamo solo stare sotto. La posizione di svantaggio genera un senso di inferiorità, un'autovalutazione negativa che influenza l'autostima
 

Cosa causa l'invidia, il livello cognitivo
 

Riguardo al ruolo giocato nella propria vita, le persone si dispongono su un continuum di attribuzione causale degli eventi, interno o esterno. Chi è più vicino al polo interno percepirà di essere il protagonista assoluto della propria esistenza. Chi avrà un'attribuzione causale degli eventi esterna sentirà di essere soggetto a forze superiori che possono essere Dio, la fortuna, il caso.

Chi invidia tende ad avere un'attribuzione della causa degli eventi di tipo interno, in cui viene dato molto valore ai risultati raggiunti. Confronta se stesso con gli altri e quando nota il proprio svantaggio, ne deriva invidia. 
 

Cosa comporta l'invidia
 

Tutte le emozioni sono come spie luminose che focalizzano la nostra attenzione per orientare le nostre reazioni, il comportamento. Lo scopo delle emozioni è orientare il cambiamento o mantenere la stabilizzazione dell'equilibrio. 

Quando avvertiamo questa emozione spiacevole e fastidiosa, ciò che abbiamo necessità di fare è di ristabilire un equilibrio. Diminuire il dislivello che si è creato tra noi e l'altro. Possiamo farlo in maniera passiva o attiva, danneggiando l'oggetto di invidia ai nostri occhi o a quelli degli altri. Pensiamo male di lui, possibilmente ne parliamo male.

È un'emozione socialmente inaccettabile, perché non porta a perseguire scopi positivi. La malevolenza che proviamo nei confronti dell'altro non ci fa magicamente ottenere quello che desideriamo o che pensiamo sia giusto per noi. L'invidia non ci permette la competizione. Nella nostra valutazione la gara c'è già stata e noi abbiamo perso. 
 

Come risolvere l'invidia


Ricapitolando l'invidia nasce da un confronto che genera tristezza e rabbia. La rabbia quando è agita, non permette comunque di riparare alla tristezza. Se invidiamo qualcuno e iniziamo a parlarne male, per sminuire le sue qualità, l'effetto non è di farci avere quello che a lui. In compenso la calunnia, potrebbe ritorcersi contro. Quindi che fare?

Quello su cui possiamo operare è l'altra emozione: la tristezza di sentirci inferiori, perdenti. La soluzione è agire per migliorare il nostro senso interno di valore personale, la nostra autostima. Quando noi sentiamo di valere, ciò che fanno gli altri o i risultati che raggiungono non costituiscono una grande minaccia, perché sentiamo che "anche noi potremmo".

L'invidia può avere uno scopo utile, se non la utilizziamo in senso distruttivo, nei confronti dell'altro, ma costruttivo per avere ciò che vorremmo noi, per aumentare il nostro senso di valore del sé.

La differenza tra noi e gli altri può essere guardata anche in modo positivo; riconoscere la diversità con gli altri, ci permettere di riflettere sulla nostra unicità. L'altro avrà qualità che noi non abbiamo, ma anche noi possediamo con ogni probabilità qualcosa che manca a lui.

Ricordiamo che "l'erba del vicino è sempre più verde" è una valutazione che facciamo perché quello che riusciamo a cogliere è sempre e solo una parte di ciò che ha, quella "al sole" visibile a noi. Non sappiamo com'è il resto del giardino, la parte nascosta.
 

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FONTI: "Emozioni consuete e inconsuete in psicoterapia" M.Apparigliato, S. Lissandron (2004)



 
- Dr.ssa Giuseppina Di Carlo
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