Il piacere della musica triste

Ascoltiamo la musica triste perché siamo tristi o siamo tristi perché ascoltiamo musica che ci fa sentire così?

Il piacere della musica triste
Pagina creata: 3 Febbraio 2017

Ascoltiamo la musica triste perché siamo tristi o siamo tristi perché ascoltiamo musica che ci fa sentire così? E in ogni caso, perché troviamo piacevole indulgere in un’attività che amplifica o promuove un vissuto considerato negativo? 

In realtà c’è una differenza fondamentale tra percepire un’emozione e provare un’emozione.  

In uno studio di Ai Kawakami e colleghi, ricercatori presso la Società Giapponese per la Promozione della Scienza che si occupa di studiare l’interazione tra musica ed emozioni, emergerebbe che ascoltare musica triste sarebbe un’attività piacevole. I partecipanti avevano il compito di ascoltare estratti musicali e successivamente valutare il grado di emozione percepita e provata. I risultati hanno messo in luce che più la musica era percepita come drammatica, più l’emozione provata dai partecipanti era romantica, lieta e meno negativa rispetto a quella percepita nella musica, il risultato era un mix di sensazioni in contrasto tra loro.

Alcuni studiosi avevano già cercato di dare una spiegazione alla relazione tra musica ed emozioni, per esempio Schubert (1996) ha suggerito che ascoltare musica essendo anche un’esperienza estetica sia in grado di attivare il centro del piacere a livello cerebrale e che questo possa competere con la sensazione di tristezza derivante da un particolare brano.

Altri studiosi, per spiegare questo effetto paradossale, avevano chiamato in causa l’aumento di prolattina, l’ormone responsabile della lattazione nelle donne. L’aumento di questo ormone in una situazione di tristezza porterebbe a sperimentare un conseguente vissuto piacevole, di consolazione, per riportare l’omeostasi nell’individuo. La concentrazione più o meno alta di questo ormone determinerebbe perché alcuni di noi si sentono bene o meglio ad ascoltare musica triste e perché invece alcuni si sentono peggio (Huron, 2011). 

Vuoskoski (2011) ha rilevato che chi prova piacere per la musica triste è caratterizzato maggiormente da tratti di personalità come “apertura alle esperienze" ed empatia, ipotizzando che l'apprezzamento estetico e l'impegno empatico giocano un ruolo nel godimento della musica triste.

Un altro aspetto sarebbe spiegato dalla teoria dell’aspettativa musicale (Meyer, 1956), secondo la quale le emozioni dell’ascoltatore sarebbero legate alle aspettative su come il brano si evolverà. Questo effetto anticipatorio prende il nome di “sweet anticipation”.

Infine, due teorie psicologiche, secondo il gruppo di Kawakami, contribuiscono a spiegare l’esperienza emotiva che si verifica ascoltando musica triste: la teoria delle emozioni a due fattori (Schachter e Singer,1962) e la teoria della mediazione cognitiva di Lazarus.

Nel processo di ascolto di un brano sarebbe importante la valutazione che facciamo del contesto in cui ci troviamo, a prescindere dall’emozione percepita nel bravo, che può essere spiacevole o piacevole. È la sensazione agio e sicurezza che ci permette di godere di quello che stiamo ascoltando. Nella vita quotidiana se viviamo qualcosa di triste, l’emozione che proveremo sarà congruente alla situazione.

L’emozione data dalla musica, è comunque diversa qualitativamente dalle emozioni che proviamo tutti i giorni, perché non c’è un rapporto diretto con una situazione in grado di scatenarle. Le emozioni musicali sono suscitate invece, indirettamente, tramite un meccanismo di simpatia ovvero grazie a un rapporto di affinità tra brano e vissuto emotivo dell’ascoltatore, per cui la modificazione dell'uno determina una modificazione nell’altro, senza contatto diretto.

Un discorso diverso si può fare sulle emozioni legate a un ricordo che una particolare musica può evocarci. In questo caso l’emozione non è suscitata dal brano che stiamo ascoltando, ma dalla nostra memoria.  

In conclusione, la tristezza indotta da una musica drammatica, senza il coinvolgimento di aspetti esterni o interni alla persona, può essere definita come un esperienza vicaria e piacevole. Perché è assente una situazione indesiderata o una reale perdita, condizioni entrambe che scatenano in noi la tristezza, l’ascolto quindi avviene in una situazione controllata, in cui è possibile provare piacere indipendentemente dalla piacevolezza della musica. La sweet anticipation e la valutazione cognitiva dell'esperienza estetica di sicurezza, poi, contribuiscono al processo permettendo di sperimentare vissuti emotivi contrastanti, indipendentemente dal carattere generale del brano.

La musica drammatica, ci scatena emozioni simulate, ma non meno intense e coinvolgenti e ci permette di vivere un’esperienza piacevole, nella certezza di trovarci in una cornice del tutto sicura, similmente a come avviene per altri tipi di arte.

 

 

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3682130/

http://link.springer.com/book/10.1007/978-3-319-39666-8

http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0305735696241003

http://mp.ucpress.edu/content/29/3/311

http://www.nytimes.com/2013/09/22/opinion/sunday/why-we-like-sad-music.html

- Dr.ssa Giuseppina Di Carlo
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