Quando a fare mobbing è il proprio capo

Come riconoscere i sintomi del mobbing: mal di testa, problemi gastrointestinali, insonnia e tachicardia e sintomi psicologici come calo dell’autostima, depressione, ansia.

Quando a fare mobbing è il proprio capo
Pagina creata: 6 Settembre 2016

Spesso le persone che seguo in terapia portano come problema secondario quello di lavorare in un ambiente di lavoro ostile. Questa difficoltà produce uno stato di stress costante che può portare a sintomi fisici come mal di testa, problemi gastrointestinali, insonnia e tachicardia e sintomi psicologici come calo dell’autostima, depressione, ansia. I sintomi possono evolvere in un Disturbo dell’Adattamento o anche in un Disturbo Post Traumatico da Stress.

Il problema sembra riguardare persone competenti, intelligenti, ambiziose, insomma persone che lavorano bene e con dedizione. Ancor più singolare è che in molti casi gli atteggiamenti ostili sembrano provenire non tanto o non solo dai colleghi, quanto dai loro diretti superiori. L’ostilità sistematica può essere manifestata in molti modi: chiamandoli ad orari inopportuni o nel weekend, attaccandone il lavoro svolto, ridicolizzandoli o sminuendone il ruolo, facendoli oggetto di sfuriate davanti ai colleghi, nascondendo loro informazioni importanti.

Se ad effettuare il comportamento sono uno o un gruppo di colleghi, questo tipo di bullismo prende il nome di mobbing (dall’inglese “to mob”, molestare). Si chiama invece bossing un simile comportamento tenuto dal proprio capo. La strategia, più o meno manifesta, è quella di portare il soggetto a sentirsi escluso e a lasciare il luogo di lavoro.

La spiegazione di questi comportamenti potrebbe, però, avere anche un’altra ragione. Ad esempio i superiori potrebbero stare vivendo un processo simile ad opera dei loro capi o potrebbero aver vissuto in passato atti di bullismo. Purtroppo l’abuso ha come effetti, in alcuni casi, di trasformare l’abusato in abusante. 

Un’altra spiegazione è stata data dalla dr.ssa Sherry Moss in un articolo dell’Harvard Business Review (https://hbr.org/2016/06/why-some-bosses-bully-their-best-employees?utm_source=twitter&utm_medium=social&utm_campaign=harvardbiz) e chiama in causa la teoria della dominanza sociale. 

La teoria della dominanza sociale parte dall’assunto che le disuguaglianze tra gruppi siano alla base dell’ordinamento sociale e che un modo per ridurle e mantenere così lo status quo sia attraverso un’ideologia del consenso che legittimi la supremazia di un gruppo sugli altri.

I capi che compiono atti di bullismo verso i loro sottoposti sarebbero più orientati alla dominanza sociale e quindi a vedere il mondo come un posto competitivo dove bisogna mangiare per non essere mangiati. In altre parole, un luogo dove ci sono solo vincitori o vinti.. Questo spiegherebbe anche la loro capacità di raggiungere posizione lavorative di rilievo. L’ambiente di lavoro promuove la presenza di soggetti in grado di esercitare una leadership e di gerarchie in modo da mantenere la propria organizzazione.

Gli individui che invece hanno una bassa tendenza alla dominanza sociale sarebbero più inclini alla cooperazione e all’uguaglianza, cioè ad essere i sottoposti.

I capi con alti livelli di dominanza sociale si troverebbero a vessare, quindi, non solo i dipendenti che hanno scarse performance al lavoro, ma anche e forse di più quelli che raggiungo alte performance. I dipendenti di successo, in questa ottica, sarebbero visti dai loro capi come una minaccia alla loro posizione dominante, quelli che un giorno potrebbero rimpiazzarli.

In attesa di un cambiamento della cultura della dominanza, il consiglio per chi non vuole o non può lasciare il posto di lavoro è trovare il modo di  abbassare il livello di minaccia che un’alta performance lavorativa potrebbe costituire. Ciò si potrebbe raggiungere trasmettendo ai superiori il personale rispetto nei confronti della loro posizione, non mancando di ringraziarli e di sottolineare il loro apporto ai progetti a cui si ha lavorato, coinvolgendoli nel successo che si riceve. 

Dopotutto come diceva lo scrittore Luc de Clapiers de Vauvenargues “se gli uomini non si adulassero reciprocamente non vi sarebbe alcuna società”.

- Dr.ssa Giuseppina Di Carlo
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