Resilienza: cos'è e perché ci serve adesso

Dopo quarantena e la pandemia quello che ci serve è imparare ad aumentare la capacità di affrontare gli eventi

Resilienza: cos'è e perché ci serve adesso
Pagina creata: 6 Maggio 2020
Ultima modifica: 7 Maggio 2020

Siamo entrati nella Fase2 della pandemia. Ciò comporta più libertà, ma non corrisponde ad un pieno ritorno alla vita che conoscevamo prima e ancora non sappiamo quanto ci vorrà. È utile cominciare a pensare adesso cosa ci hanno lasciato questi mesi a livello psicologico, sia dal punto di vista emotivo che cognitivo e in quale modo possiamo adattarci alla vita post COVID-19. Parliamo quindi di cos'è e a cosa ci serve la resilienza. Perché alcuni soggetti lo sono maggiormente e come possiamo tutti diventarlo.

 

Cos'è la resilienza


Il termine resilienza riguarda la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento. La parola è utilizzata in ambiti diversi, dalla biologia, all'ingegneria, dove indica la capacità dei materiali di assorbire energia e resistere alle deformazioni.

In psicologia, la resilienza indica la capacità della nostra mente di affrontare le situazioni negative in modo adattivo e di superarle senza danni e, magari, con un miglioramento rispetto alle condizioni iniziali. La resilienza spesso è associata alla forza, ma anche a che fare con la flessibilità. Non permette solo di sopravvivere, ma anche di adattarsi a nuove situazioni.I fallimenti, gli eventi negativi e in generale le difficoltà spesso lasciano strascichi nelle persone. Sono come ferite che non rimarginano mai, anche a distanza di anni. Chi riesce a fronteggiare in maniera positiva le cose negative della vita ed è in grado di guarire, senza segni vistosi, invece, mostra di essere resiliente.

 

Fattori protettivi e fattori di rischio della resilienza
 

Essere in grado di "ripararsi" in seguito ad un danno, di resistere alle avversità e di riuscire a riorganizzare se stessi dipende da tanti fattori. Come altri aspetti della nostra personalità, ha a che fare con il temperamento, innato in ognuno di noi, può essere modellata attraverso l’esempio di chi circonda o dalle esperienze passate. Si può, però, anche aumentarla, grazie ad un lavoro interiore.

Lo sviluppo di questa qualità dipende da fattori di cui non abbiamo il pieno controllo o che non dipendono da noi, per esempio un ambiente familiare accogliente e protettivo. La resilienza dipende anche dall’aver vissuto esperienze evolutive che hanno permesso di sviluppare una fiducia nelle proprie capacità e quindi un’adeguata autostima. Si sviluppa inoltre a partire da relazioni positive che si sono rivelate un supporto in caso di bisogno.

I fattori di rischio, allo stesso modo, non dipendono dal nostro controllo. Chi non riesce a reagire in modo resiliente, spesso ha alle spalle abusi, maltrattamenti o rifiuti, proviene da famiglie e ambienti disfunzionali, in cui lo status sociale, economico e culturale è svantaggiato, oppure è affetto da deficit cognitivi, emotivi e relazionali che hanno messo a rischio questa capacità. 

 

Come sviluppare la resilienza
 

Anche se i fattori di protezione e di rischio della resilienza non sono dipesi da noi, non vuol dire che non possiamo trovare il modo di svilupparla successivamente, attraverso un lavoro interiore personale, e migliorare, così, la qualità della nostra vita.

  • Affrontiamo lo stress in modo razionale. Quando ciò che ci succede, supera le nostre risorse, abbiamo difficoltà a pensare che in fondo al tunnel ci sia una luce. Riuscire ad affrontare i momenti bui, considerandoli come, appunto, dei momenti, delle fasi con un inizio e con una fine, può aiutare ad affrontarli con più energie e risorse.
     
  • Facciamo tesoro delle esperienze passate. Quelli che chiamiamo comunemente "fallimenti" possono essere delle lezioni importanti, se adottiamo la giusta prospettiva. Analizzare ciò che è andato male in passato, guardando al come l’abbiamo superato, può aiutarci ad aumentare la consapevolezza sulle nostre abilità e migliorare l'autostima.
     
  • Spezziamo i circoli viziosi. Spesso non siamo in grado di imparare dai nostri errori, ci sembra di continuare a ripeterli. Ciò può dipendere dal fatto che siamo bloccati in un circolo vizioso.
    Per riuscire ad interrompere gli schemi ripetitivi che ci portano all'insuccesso, il primo passo è prenderne consapevolezza. Spesso i blocchi riguardano dei modi di pensare. Se, ad esempio, ci convinciamo che non siamo in grado di affrontare una situazione, probabilmente ci comporteremo in modo da confermare questa idea.
     
  • Mettiamo le cose in prospettiva. Pensare che tutto dipenda da noi o al contrario che siamo vittime del destino o di forze superiori, è un modo parziale di guardare alle cose.
    Per poter sopportare le cose negative, è importante rendersi conto che non sempre siamo in controllo di quello che ci accade.
    In altri casi, invece, è contato di più il nostro contributo, piuttosto che le influenze esterne. Cercare di capire quali sono i fattori coinvolti, aiuta a capire se e come, possiamo intervenire.
  • Ammettiamo di essere in difficoltà. Quando siamo in crisi, per uscirne, non sarà utile né cercare di minimizzare quello che ci sta accadendo, né cercare di sopprimerlo con strategie di contenimento. Per stare bene dobbiamo andare all'origine dei problemi. Le strategie a breve termine, per es, "ci penserò domani", fanno  stare meglio a breve termine. Alla lunga, non solo non risolvono il problema, ma spesso finiscono per produrne altri.


Ammettere di avere un problema e chiedere aiuto, non è una manifestazione di debolezza, ma un passo per diventare più resilienti.

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- Dr.ssa Giuseppina Di Carlo
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