Social network e psicologia: sono in grado di mostrare i disturbi mentali?

quello che condividiamo online non dice solo chi siamo, ma anche come stiamo mentalmente

Social network e psicologia: sono in grado di mostrare i disturbi mentali?
Pagina creata: 9 Gennaio 2020
Ultima modifica: 16 Gennaio 2020

Si parla spesso di come i social network condizionino la nostra salute psicologica. Dai diversi strumenti di condivisione online sono nati movimenti che promuovo l’accettazione, che sia del proprio corpo, ne è un esempio l’hashtag #bodypositivity o che si focalizzino su temi come l’orientamento sessuale, i disturbi psicologici, la malattia o la disabilità. Tante minoranze, infatti, grazie a facebook, Instagram e twitter sono riuscite a trovare un pubblico pronto ad ascoltare ciò che avevano da dire e a fare sentire meno sole molte persone.

 

C’è anche un rovescio della medaglia, ovvero il cyberbullismo. Un tema che ha richiesto l’intervento dei governi e la promulgazione di leggi specifiche per difendere gli utenti dalle aggressioni in rete da parte di altri utenti.

Nel bene e nel male, esistenza di questi strumenti di aggregazione ed espressione di sé ha avuto un impatto non solo sul nostro modo di comunicare ed esprimerci, ma anche sulla nostra salute mentale.

 

Social network e prevenzione dei disturbi mentali

 

A questo proposito, un modo interessante di utilizzo degli strumenti di condivisione virtuale è quello che indaga la possibilità di predire la presenza di disturbi mentali, a partire dai contenuti pubblicati.

Ciò che condividiamo online dice chi siamo e chi vorremmo essere. Cosa pensiamo, quali sono le nostre opinioni e come vediamo il mondo. Può dare indicazioni su come ci sentiamo, sulle nostre emozioni, sia per una nostra deliberata scelta, ma anche in modo meno consapevole.

Le foto che pubblichiamo su social network come Facebook e Instagram non raccontano solo come siamo o come comunichiamo, ma posso anche dare indicazioni sulle nostre emozioni e sulla nostra salute mentale. Diverse ricerche, infatti, hanno analizzato il tipo di contenuti prodotti e hanno trovato una correzione con la presenza o meno di disagi psicologici o di disturbi di personalità.

 

Instagram e depressione

 

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista EPJ Data Science, condotta dai ricercatori A. Greece e C. Danforth, chi mostra sintomi depressivi, posterebbe contenuti specifici, diversamente da chi non ne soffre.

I ricercatori sono partiti dal chiedersi se le foto di chi ha una depressione fossero significativamente diverse da chi era sano: colori, soggetti, scelta dei luoghi, fuori casa o all’esterno, momenti della giornata ritratti sono alcuni degli elementi analizzati. Sono stati valutati anche la scelta dei filtri e il livello di brillantezza delle foto. Infine è stato preso in considerazione anche il livello di engagement, ovvero i l numero di like e i commenti da parte degli altri utenti. 

 

Risultati: la depressione "si vede"

 

Le foto valutate dalla ricerca sono state circa 44.000 mila. I dati emersi evidenziano che le persone depresse pubblicherebbero più foto in bianco e nero. Tra i soggetti delle foto mostrerebbero maggiormente i volti, rispetto ai controlli sani. Sceglierebbero, poi, i filtri per alterare la luminosità dal blu al grigio e in generale, le foto risulterebbero più scure rispetto a chi non soffre di depressione. Un ultimo dato mostrerebbe che chi ha un disturbo depressivo usa maggiormente questo social network rispetto a chi non è depresso e otterrebbe un engagement maggiore, in termini di like e commenti.

 

Ovviamente è solo uno studio e non è definitivo, ma questi sono dati interessanti sia perchè suggeriscono nuovi modi di indagare i disturbi mentali, ma anche perchè ci portano a riflettere sul fatto che il nostro modo di comunicare. Ciao che esprimiamo online, anche quando è oggetto di riflessione e maggiore preparazione, rispetto alla comunicazione in tempo reale, non è solo frutto di scelte consapevoli, ma viene “colorato” comunque dal nostro stato emotivo.

 

 

[FONTE:Instagram photos reveal predictive markers of depression]

- Dr.ssa Giuseppina Di Carlo
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