Reagire di fronte al Coronavirus: il confronto con gli altri

Paragonarsi a come stanno affrontando gli altri la pandemia è una cosa che dovremmo smettere di fare

Reagire di fronte al Coronavirus: il confronto con gli altri
Pagina creata: 8 Aprile 2020

Da quando siamo in quarantena quello che accomuna tutti i miei pazienti è la sofferenza data dal confronto di come stanno reagendo “gli altri”. Sembra che a parte loro, tutti stiano meglio. Stiano affrontando la quarantena senza problemi, in modo produttivo e creativo, tra la scoperta dei workout su YouTube e i segreti della lievitazione del pane e della pizza. 

“Tutti quelli che guardo in questi giorni si fanno forza e sono attivi: lavorano, si allenano, cucinano, mentre io non riesco ad alzarmi dal letto…”. "Gli altri sono preoccupati per la situazione, ma io non riesco a preoccuparmi, cos’ho che non va?”. “I miei colleghi si preparano tutti il pane da soli, se io accendo il forno è meglio tenere un estintore a porta di mano.”
 

Gli "altri" possono essere le persone con cui sono in contatto diretto, amici o familiari, ma possono essere anche perfetti sconosciuti. Persone seguite sui social network che pubblicano immagini perfette di una vita, il cui confronto è impossibile da reggere.

Il confronto con gli altri parte spesso da una premessa errata

Il paragone con gli altri a  proprio svantaggio, parte da un errore cognitivo, già nella premessa. Quello che vediamo o che magari sono gli altri a raccontarci, non corrisponde sempre a verità, o comunque, rappresenta una parte della verità. Se la premessa è sbagliata, anche tutto quello che il nostro pensiero produce dopo, lo sarà.

In questi giorni molte persone stanno raccontando come è la loro vita al tempo del Coronavirus. Alcuni magari si propongono come modelli per diffondere corretti stili di vita. Non sempre questi contenuti aiutano chi ha invece difficoltà, però.

Il paragone può generare valutazioni negative della nostra realtà. Quando vediamo una foto di qualcuno che sorride, ad esempio, magari iniziamo a immaginare che quella persona sia più felice, più serena, più sana… più di noi. In realtà non sappiamo cosa si può nascondere dietro un sorriso. Perfino noi a volte sorridiamo per nascondere il nostro dolore…

Perché ci paragoniamo agli altri, se ci fa soffrire?

Siamo portati a confrontarci con gli altri per apprendimento e per abitudine. A scuola impariamo che è importante competere. Chi fa meglio viene premiato. Essere uguali ci aiuta ad essere accettati e da questo dipende anche una parte della nostra autostima. 

In questi mesi, cerchiamo di orientarci di fronte a un senso di smarrimento e di incertezza per quello che sarà e non ce ne sentiamo in grado. È comprensibile osservare reazioni diverse. Alcuni di noi hanno reagito attivandosi, fuggendo forse da pensieri e stati emotivi scomodi, "facendo cose". Altri sono stati sopraffatti da pensieri ed emozioni e si sono sentiti increduli e impotenti. È altrettanto comprensibile.

Come correggere la brutta abitudine del paragone con gli altri

In generale, se non traiamo beneficio da un nostro modo di fare, non abbiamo nessun motivo valido per continuare ad utilizzarlo, anzi dovremmo smettere immediatamente. Vediamo come possiamo smettere di confrontarci agli altri, ampliando la prospettiva.

  • Quello che conosciamo delle vite altrui è una parte limitata. Ognuno di noi, specie in quest’epoca di condivisione smodata di (quasi) ogni aspetto della vita privata tende a mostrare solo ciò che può farlo benvolere, considerare di successo o realizzato. Quando si tratta di difetti, fallimenti, infelicità diventiamo molto più riservati. 
  • Il confronto porta a esprimere un giudizio. Maturare comprende anche essere in grado di auto-valutarsi, ma per essere obiettivi, quando si tratta del paragone con gli altri, dovremmo considerare che non abbiamo tutte le informazioni.
  • Valutarsi in base a come sono gli altri, può minare l’autostima. Effettivamente ci sarà sempre qualcuno che fa meglio, che vive meglio e che ha di più di quello che noi raggiungeremo. Rendiamo noi stessi il nostro unico termine di paragone, l'unico che possiamo conoscere davvero. Pensiamo a come potremmo migliorarci e proviamoci.
  • Accogliamo i pensieri e le emozioni innescati dal confronto.  Non cerchiamo di negarli o sminuirli. Ascoltiamoli e impariamo a criticarli in modo costruttivo.
  • Utilizziamo i social in modo positivo.Cerchiamo di circondarci di esempi reali e virtuali che ci facciano venire voglia di essere migliori e di persone che in noi vedono anche il bello e il buono (e impariamo da loro a guardarci cosi!).

Il momento che stiamo vivendo è particolare, senza precedenti e in queste settimane ognuno di noi ha reagito alla complessità di quello che sta avvenendo nelle nostre vite e in tutto il mondo, secondo le proprie possibilità e risorse. Non è una gara a chi reagisce meglio, non si vince nessun premio. Se riconoscete che quello che state affrontando è più grande di quello che riuscite a sopportare, non esitate a contattarmi. 

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- Dr.ssa Giuseppina Di Carlo
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